venerdì, 10 aprile 2009

Sborror-story 43: Gli amanti di Pangea

 

Siamo un granello di sabbia nell’universo. E’ una cosa che già si sa ma che è bene ricordare. Ancora nessuno scienziato ha saputo dare una risposta concreta alla domanda che da sempre ci assilla, ovvero: “Che cos’è la vita e come si sono create le galassie?” Cioè: la materia esisteva prima del Big Bang? E se sì, che cosa c’era prima della materia?
Riflettiamo un attimo sulla fisiologia del nostro pianeta: i continenti poggiano su un fiume scorrevole di fuoco, e anche per questo abbiamo lo spiacevole fenomeno dei movimenti tellurici. Piastre che scivolano e urtano tra di esse, fosse di San Andrea, pozzi neri in fondo agli oceani e quant’altro. Viviamo su una crosta sottile; siamo microbi risultati dal raffreddamento di gas e sviluppatisi nel corso di milioni, miliardi di anni grazie al paziente “lavoro” delle piante, delle foreste – amazzoniche e subtropicali in primis: proprio quelle che oggi stiamo distruggendo...
Inoltre, tantissimo del nostro destino dipende dalla direzione del campo magnetico (ci sono stati periodi in cui il campo magnetico è addirittura “caduto”, e ciò potrebbe capitare ancora: se il nucleo del pianeta smette di roteare, sono guai seri!). E non dimentichiamo che alcuni vulcani, per esempio il Vesuvio, sono a rischio di eruzione. Il Vesuvio potrebbe “esplodere” anche domani, ma speriamo di no: il cielo di almeno metà dell'emisfero Nord si oscurerebbe per tantissimi anni, forse addirittura per secoli, con conseguente abbassamento delle temperature…
L’evoluzione della nostra razza è un concetto assolutamente da relativizzare, soprattutto se leggiamo le notizie di cronaca e dal fronte della politica. Siamo in realtà delle bestie, e credo che solo una piccolissima parte di noi sia diventata Homo sapiens sapiens, mentre i più sono rimasti Homo sapiens e, evidentemente, ci sono ancora in circolazione tanti trogloditi, tanti neanderthaliani. La “bestialità” della nostra natura è testimoniata anche dalla Storia; consideriamo per esempio i viaggi di conquista e di colonizzazione di terre distanti: abbiamo praticamente scannato popolazioni intere, in America, in Africa, nelle isole del Pacifico, in Oceania…

Tutto questo discorso mi serve per introdurre Gli amanti di Pangea. E' un miniracconto di Peter Patti che richiama le atmosfere di certi libri di Edgar Rice Burroughs, Donald Wandrei o, per rimanere agli scrittori contemporanei, Robert Charles Wilson (se non lo avete ancora fatto, leggete, di quest'ultimo, il romanzo Darwinia).

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sabato, 28 marzo 2009

Sborror-story 42: La Macchina

"Nel fondale di questo canyon cinereo, i liquami emessi da me... dalla sfera del mio io... si mischiano con quelli di innumerevoli altri, poi finiti ad essudare nel contenitore vicino. Il nostro carname racchiude coscienze, ma non tutte sono dotate di un senso razionale: spesso, l'urlo di questi altri è privo di 'parole'; un'oscura, insensata lamentazione, profonda e al contempo stridula."

L'incubo pazzesco di un esperto di torni e fresatrici. Un'odissea nell'universo del dolore, semplicemente inconcepibile per una normale mente umana.




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Le sborror-stories presenti qui non sono necessariamente tutte a sfondo erotico e/o horror, ma se ne consiglia ugualmente la lettura a un pubblico adulto.
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martedì, 17 marzo 2009

Marilina - dietro il mito

 Il 5 agosto 1962 moriva, nella sua villa di Brentwood in California, la star più famosa e più pagata del mondo: Norma Jeane Baker, in arte Marilyn Monroe ma per tutti semplicemente Marilyn. La versione ufficiale parlò di "suicidio", ma sulle vere cause del decesso dell'appena trentaseienne diva persistevano - e persistono tutt'oggi - seri dubbi.

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giovedì, 12 marzo 2009

Amok e la nuova strage in Germania

"Amok" è un vocabolo malaisiano che significa "scatenarsi, perdere il controllo, diventare pazzo". E' stato assunto da quasi tutte le lingue del mondo per indicare un raptus di follia o colui che ne è preda. Come il 17enne tedesco che ieri ha compiuto una strage.

Scrissi "La grande ora di Amok" all'indomani di un altro massacro in Germania: quello di Erfurt del 16 aprile 2002 (un 19enne si arma di pistola e pumpgun, entra nel liceo da cui è stato espulso e spara contro tutti gli insegnanti che incontra sul suo cammino, uccidendone dodici e in più una segretaria, due studentesse e un agente di polizia. Quindi si suicida).

Nel mio racconto è contenuto, in maniera non troppo cifrata, uno dei possibili motivi che possono dare adito a un tale atto di follia.  

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LA GRANDE ORA DI AMOK (leggi in formato .doc)

Un gesto di pazzia sconfinata. Per odio e per sete di vendetta. Ma non prendete esempio da lui. Non prendere esempio da Amok. Capaci altrimenti che vi caccino di scuola... 

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Raptus-e-non: ecco i precedenti

     [copyright: Peter Patti]


11 giugno 1964 - Germania: A Volkhoven (presso Colonia) un veterano della Wehrmacht, invalido, aziona un lanciafiamme da una finestra di una scuola elementare e poi con una lancia uccide due maestre. Otto dei ventotto bambini gravemente feriti moriranno. Il folle si suiciderà con il veleno.

1 agosto 1966 - U.S.A.: Nell'università del Texas un cecchino spara ai passanti, arroccato per svariate ore su una torre del campus. Quattordici i morti.

3 giugno 1983 - Germania: In una scuola di Eppstein-Vockenhausen (Assia) un immigrato cecoslovacco di 34 anni uccide a colpi di arma da fuoco due ragazze di dodici anni, un ragazzo di undici, un insegnante e un poliziotto. Poi si suicida. Un altro insegnante sopravvive nonostante le gravi ferite. 

18 luglio 1984 - U.S.A.: In un fast-food di San Diego (California) un 41enne compie una strage uccidendo ventuno persone. Verrà poi eliminato dalla polizia. 

6 dicembre 1989 - Canada: Al Politecnico di Montréal un certo Marc Lepine, di 25 anni, uccide quattordici donne e ne ferisce altre tredici prima di togliersi la vita. In una lettera, Lepine spiega di odiare le donne, soprattutto le femministe: "Mi hanno rovinato la vita".

16 ottobre 1991 - U.S.A.: A Killeen (Texas) un uomo uccide ventitré persone che si trovavano in una caffetteria. Poi si suicida. 

23 e 24 settembre 1995 - Francia: A Toulon uno scolaro di 16 anni uccide tredici persone e poi se stesso. Le sue prime vittime (nella sera del 23 settembre) sono il padrigno, il fratellastro e la madre. Il mattino dopo completa la strage a pochi chilometri di distanza.

13 marzo 1996 - Scozia: Nella palestra di una scuola di Dunblane un uomo uccide sedici bambini della prima elementare e la loro maestra, prima di commettere suicidio.

28 e 29 aprile 1996 - Australia: Nell'ex colonia penale di Port Arthur, in Tasmania, trentacinque persone - tra le quali molti bambini - cadono vittima di un folle. Armato di un fucile a ripetizione, l'uomo dapprima fa una carneficina tra i clienti di un caffé e poi continua la sua opera sull'altro lato della strada.

22 maggio 1997 - Brasile: Nel Nord-Est del Brasile, un ex soldato uccide moglie e suocera e continua la strage sterminando quindici passanti. Il motivo: le voci sulla sua presunta omosessualità.

24 marzo 1998 - U.S.A.: A Jonesboro (Arkansas), due scolari - 11 e 13 anni - azionano l'allarme antincendio e, appostati a una certa distanza, sparano sui fuggitivi. Nella gragnuola di proiettili muoiono quattro ragazze e un'insegnante.

20 aprile  1999 - U.S.A.: Due giovani armati di pistole e di bombe fatte in casa aprono il fuoco nella loro ex scuola, il liceo di Columbine in Colorado. Muoiono dodici studenti e un professore; ventiquattro i feriti. I due (Eric Harris e Dylan Klebold) si suicidano.

9 novembre 1999 - Germania: A Meissen (Sassonia) un liceale 15enne entra mascherato in una classe e accoltella la sua insegnante. Aveva già preannunciato la sua bravata e viene prontamente arrestato.

16 marzo 2000 - Germania:  In un collegio di Brannenburg (Baviera) un 16enne,  espulso dall'istituto il giorno precedente, spara al direttore e ferisce gravemente se stesso. Il direttore morirà sei giorni dopo per le ferite alla testa.

8 giugno 2001 - Giappone: Uno squilibrato uccide otto bambini a coltellate in una scuola elementare di Osaka. Altri venti scolari vengono feriti in parte gravemente.

26 settembre 2001 - Svizzera: A Zug, un folle entra nel parlamento cantonale e uccide quattordici persone prima di uccidersi. 

19 febbraio 2002 - Germania: A Eching, vicino Monaco di Baviera, un simpatizzante neonazista di 22 anni irrompe nei locali della ditta per la quale aveva lavorato e uccide due persone, poi va a Freising, nell'istituto professionale che aveva frequentato per qualche anno, uccide il direttore e ferisce altre due persone. Quindi si suicida. Era armato con due pistole, una bomba a mano e tre altri ordigni esplosivi. 

27 marzo 2002 - Francia: A Nanterre, presso Parigi, sono otto le vittime del raptus di follia di un uomo, che dopo si getterà da una finestra al quarto piano della centrale di polizia.
 
26 aprile 2002 - Germania: In un liceo di Erfurt, un ex allievo di 19 anni espulso dalla scuola, armato di pistola e pumpgun, spara contro tutti gli insegnanti che incontra sul suo cammino uccidendone dodici e in più una segretaria, due studentesse e un agente di polizia. Quindi si suicida.

2 luglio 2003 - Germania: Uno studente di 16 anni di Coburg (Franconia) apre il fuoco durante una lezione. Manca la sua insegnante 41enne ma riesce a ferire la psicologa della scuola. Poi si uccide.

26 novembre 2004 - Cina: Otto adolescenti restano uccisi e quattro feriti nel dormitorio di un liceo a Ruzhou.

21 marzo 2005 - U.S.A.: Cinque studenti e quattro adulti muoiono sotto i colpi di un adolescente di 16 anni che attacca una scuola e poi si suicida a Red Lake, nel Minnesota.

2 ottobre 2006 - U.S.A.: La follia omicida si scatena in una scuola amish di Nickels Mine in Pennsylvania: un maniaco molestatore si barrica nell'edificio, uccide cinque bambine, ne ferisce gravemente sei e poi si toglie la vita.

14 settembre 2006 - Canada: Al Dawson College di Montréal un 25enne (lungo mantello nero e taglio di capelli alla irochese) spara alla cieca uccidendo una ragazza 18enne e ferendo altre venti persone, sei delle quali in maniera grave. Poi viene ucciso dalla polizia.

20 novembre 2006 - Germania: A Emsdetten (Vestfalia) un 18enne entra nella sua ex scuola e inizia a sparare, ferendo trentasette persone. Poi punta uno dei suoi fucili su di sé e preme il grilletto.  Oltre ai fucili, il suo armamentario comprendeva bombe fumogene e trappole esplosive.

12 febbraio 2007 - Salt Lake City e Philadelphia, U.S.A.: 10 vittime, questo il risultato di due raptus di follia. Cinque persone muoiono in un centro commerciale della capitale dello Utah sotto gli spari di un pazzo, che viene infine ucciso dalla polizia. A Philadelphia un altro uomo armato, in preda a rabbia cieca, uccide tre partecipanti di una conferenza finanziaria, prima di suicidarsi.

16 aprile 2007 - U.S.A.: Lo studente coreano Cho Seung-Hui dapprima uccide due compagni in dormitorio, quindi registra su CD-ROM un "testamento" che invia alla NBC. Infine fa una strage nel campus della Virginia Tech (a Blacksburg). In totale le vittime sono trantatré, quattordici i feriti.

7 novembre 2007 - Finlandia: In un liceo di Jokela, un ragazzo di 18 anni estrae una pistola durante la lezione e uccide otto persone. Poi si suicida sparandosi in testa.

14 febbraio 2008 - U.S.A.: Un giovane apre il fuoco nel campus di un'università dell'Illinois. Il bilancio: cinque morti e una quindicina di feriti. Il sesto morto è lui stesso (suicidio).

23 settembre 2008 - Finlandia: In un istituto professionale di Kauhajoki, uno studente di 22 anni, con passamontagna e vestito di nero, irrompe in classe lanciando una bottiglia incendiaria e sparando ai compagni. Perdono la vita nove studenti e un professore. Il giorno prima aveva pubblicato su YouTube un video che lo ritraeva mentre sparava colpi di pistola.

23 gennaio 2009 - Belgio: Un ventenne di nazionalità belga uccide, in un asilo infantile di Dendermonde, due bambini e una maestra giardiniera. Due altre maestre e dieci bambini vengono feriti in parte gravemente.

11 marzo 2009 - U.S.A.: A Samson (al confine tra l'Alabama e la Florida) Michael McLandon, 27 anni, uccide la madre bruciandole la casa e poi inizia la carneficina vera e propria sparando alle persone che incontra sulla sua strada. Tra le vittime ci sono - oltre alla madre - i nonni, uno zio e una zia. La sua folle corsa si arresta nella Reliable Metal Products (fabbrica da cui è stato licenziato), alle porte di Geneva, dove ferisce il capo della polizia locale prima di entrare nello stabilimento e riservarsi per sé l'ultimo colpo.

11 marzo 2009 - Germania: E' di sedici morti il bilancio finale dell'assalto a un istituto scolastico di Winnenden (Baden-Württemberg / Svevia) compiuto da un ex studente di 17 anni, ivi diplomatosi nel 2008. Tim K. viene descritto dai conoscenti come "un ragazzo senza particolari difetti né qualità".

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domenica, 03 agosto 2008

Sborror-story 35: Portento canino

 

Quel pomeriggio ascoltavo un disco dei vecchi Genesis mentre Nelson, il mio barboncino, era intento a sbranare un osso stando accucciato vicino una delle casse dello stereo. Ad un certo punto, occhieggiando distrattamente nella sua direzione, notai che le sue mascelle lavoravano con accanimento maggiore del solito. La sua coda batteva sul pavimento. Poi prese a grattarsi l'orecchio destro con la stessa veemenza, in perfetto accordo ritmico con la pariglia basso + drums. Quando arrivò il crescendo di "Magog", prese a ululare. Ululava in italiano, non in inglese come nel disco, e ciò era abbastanza strano; ma la cosa più strana era che io capivo le sue parole!
La canzone di Nelson andava pressappoco così:

Prima di tutto non mi va di sniffare i vostri stivali.
E poi datemi un osso come si deve, e che sia di dinosauro!

Pensai: "Qui a qualcuno i nervi stanno giocando un brutto scherzo". Decisi di andare a fare jogging ai giardini pubblici, portando ovviamente Nelson con me. Estrassi il compact dall'hi-fi, desiderando ascoltare in cuffia quell'opera impareggiabile (Foxtrot, un album leggendario datato 1972). Stordito dall'improvviso silenzio che inondò l'appartamento, Nelson si immobilizzò e un punto interrogativo gli si disegnò in mezzo agli occhi. Vedendomi afferrare il collare, ringhiò di malumore, ma io mi mostrai irreprensibile e glielo infilai. Dopo appena un paio di minuti eravamo nel parco. Notai che, seguendomi lungo il vialetto, lui si guardava intorno con espressione ansiosa e scontenta; contrariamente al solito, non "marcava" la sua zona, ma sussultava alla sola vista di un altro cane - e si trattasse anche di un meschino chihuahua. Nel pressi della fontana ci puntarono due strabici mastini. A quel punto sobbalzai anch'io: quelle bestie avevano un'aria aggressiva e, per quanto cercassi di individuare il loro padroncino, non ne notai la presenza da nessuna parte. Nelson recalcitrò, tirò il collare. "Vuoi calmarti o no?" lo reguardii, nervoso almeno quanto lui. Il mio amico quadrupede mi fissò come volesse dirmi: "Tu hai la musica che ti calma, ma io?"

Già: avevo la musica. Ne ascoltavo tanta, in casa e fuori, e con il tempo, osservando la reazione di Nelson ai vari compact, mi ero accorto che anche lui, come me, preferiva il prog vecchio maniera, quello più gentile per intenderci: Genesis, Yes, Pink Floyd...
Mi chiesi se... Ma no, non era possibile. Adesso comunque avevo, anzi avevamo un problema  serio da risolvere: liberarci dei due mastini. In quel caso, la musica non poteva assolutamente esserci di aiuto.
Le belve ci piombarono addosso e annusarono con rabbiosa libidine tra le nostre gambe. "Sciò, sciò!" esclamai con ingenua trepidità. Se pensavo che potessi liberarmene in modo tanto semplice, mi sbagliavo della grossa. Sbavandoci schifosamente da capo a piedi, i mastini mettevano in bella mostra le loro zanne e gli attributi genitali. Uno aveva preso di mira Nelson e cercava di montargli sul dorso, mentre l'altro, aggrappato appassionatamente a una delle mie gambe, mi osservava da sotto in su con pupille iniettate di sangue.
Fingendomi tranquillo, afferrai il mio amico per la collottola e, pur se appesantiti dalla morsa dei nostri rispettivi spasimanti, riuscimmo a trascinarci verso la panca più vicina. Ci mettemmo seduti e facemmo i morti. Chissà che cosa speravamo! Forse che i mastini si sarebbero stancati di "giocare" con noi e se la sarebbero filata... Loro invece equivocarono il nostro comportamento, scambiandolo per docile accondiscendenza, e divennero più minacciosamente smancerosi. Il "mio", senza smettere di dimenare il basso ventre all'altezza della mia tibia, cominciò a rosicchiarmi amorevolmente una coscia.
Ormai credevo che saremmo finiti violentati e sgozzati, quando d'un tratto mi balenò nella testa un'idea curiosa. Mi tolsi la cuffia e, al di sopra delle nuche da ufficiale prussiano delle due bestie, la misi sulle orecchie di Nelson. In quel momento i Genesis stavano suonando "Get'em Out By Friday". Nelson ebbe un sussulto. In seguito all'improvvisa carica adrenalinica, il suo muso si accese di luce ultraterrena. Ed ecco che, pochi istanti dopo, già cantaululava, sulla falsariga del brano rock:

Sgombrate il campo!
Smettetela di scocciare chi vi è superiore!     
Via, andateve via!
Abbiamo ben altro da fare che perder tempo con voi!

Non dimenticherò mai la maniera in cui i gemelli killer corrugarono la fronte e, con occhi umidi e caccolosi, si allontanarono al galoppo, emettendo penosi "Càin, càin!".
Rimanemmo soli sulla panca in un silenzio quasi assoluto. Cioè: io stavo zitto, mentre Nelson, bontà sua, ora si limitava a mormorare la canzone.
Asciugandomi di dosso la bava dei mastini con l'ausilio di fazzolettini di carta (sia benedetto chi li inventò!), mi girai lentamente e lo fissai. Lui mi lanciò un'occhiata di sghembo e parve sorridermi. Con le cuffie sulla testa, aveva un'aria furba e sbarazzina.
Pian piano gliele tolsi.
"Ma perché?" protestò.
Spensi il CD-player portatile e respirai profondamente.
"D'accordo" tremolarono dopo un po' le mie corde vocali. "Spiegami: da quando in qua sei in grado di... parlare?"
"Mah!" rispose lui, osservando intensamente un cespuglio poco lontano. "Probabile che io sappia farlo fin dalla nascita, solo che non me ne rendevo conto. Dev'essere stata la musica... questa musica... a darmi l'input definitivo."
Distolsi lo sguardo da lui spostandolo verso una macchia di vegetazione. "E così" ragionai, "hai imparato a forza di cercare di dare un senso alle vibrazioni sonore che ti arrivavano alle orecchie e che tanto ti piacevano. E, per farlo, hai imitato i suoni che io emetto nel parlare. Ammetterai che per un cane si tratta di un talento portentoso..."
Con la coda dell'occhio, lo vidi annuire.
Cercai di riflettere razionalmente: mai, prima di quel giorno, avevo notato in lui una qualche insolita peculiarità. E' vero: quando Nelson era stato poco più che un cucciolo, avevo cercato di addestrarlo, costringendolo a eseguire uno o due numeretti da circo; ma i risultati ottenuti erano stati scarsi o nulli. La sua forza - come finalmente scoprivo - risiedeva altrove, ovvero nel cantare con voce spaventosamente umana. Peccato che io fino ad allora avessi scambiato tutti quei suoi tentativi per latrati e mugolii senza senso, magari dettati da una cattiva digestione! Mi rimproveravo di non aver mai notato i piccoli progressi che faceva giorno per giorno... Sì, lo avevo sottovalutato e mi sentivo in colpa.
"A che stai pensando?" gli chiesi, carpendo la sua attenzione.
"Boh!" sbottò lui, rivolgendomi per una frazione di secondo i suoi occhi a bottoncino. "A niente di particolare. E tu?"
Parlava in maniera alta e leggermente rauca. Lo faceva muovendo la sua lingua viola dentro la bocca; dopo ogni frase, tornava a lasciarla spenzolare. Possedeva il mio stesso accento dialettale, con la differenza che lui tendeva ad accentuare le sillabe, alla maniera dei sardi.
Mentre un raggio di sole filtrava tra il fogliame e veniva a colpirmi sul viso, compresi di essere praticamente un uomo ricco. Già mi vedevo accompagnare Nelson in talk shows e manifestazioni di ogni genere e, nei panni di suo manager, apporre la firma su contratti assai lucrosi. Il nervosismo accumulato fino a quel momento si scaricò di colpo. Non potei trattenere una sghignazzata isterica, che chetò il berciare dei volatili sopra le nostre teste.
Elettrizzato e col segno del dollaro sulle pupille, scattai in alto. "Andiamo!" esortai.
Ripercorremmo a ritroso i vialetti del parco in una corsa libera e felice. Mi sentivo talmente bene che distribuivo saluti a tout le monde. Arrivati alla nostra cuccia, diedi a Nelson una porzione extra di Chappy, quale incentivo; quindi abbrancai l'elenco telefonico e mi misi a sfogliarlo.
Dopo due minuti parlavo animatamente con il direttore di un'agenzia di management per artisti.
L'uomo rimase ad ascoltarmi con molta pazienza e: "Va bene" mi invitò infine. "Lo chiami al telefono e me lo faccia sentire." Lo disse in un tono scettico, come se si aspettasse che io ad un tratto mutassi voce per imitare un cane che cerca di imitare la voce umana.
"Vieni, Nelson!" chiamai.
Il mio amico stirò le membra e spalancò la bocca in un lungo sbadiglio, ma non si spostò dal suo cantuccio.
"Dài!" insistetti quasi rabbiosamente, portando l'apparecchio telefonico verso di lui. "Di' qualcosa."
Nelson emise un ringhio gentile e leccò la cornetta.
Sentii il mio interlocutore ridere spregevolmente.
"Senta" mi disse, "forse il suo cane non è abituato a... conversare al telefono. Venga con lui nel mio ufficio quando meglio lo ritiene opportuno, d'accordo?" Comunicazione chiusa.
Riattaccai anch'io e, chinandomi su quel fredifrago d'un barboncino, volli esprimergli tutta la mia delusione. "Nelson, Nelson" m'imbalbettai. "Perché non hai detto un cazzo di niente? Non ci pensi che possiamo diventare ricchi? Che potremmo fare la dolce vita? Immaginati le montagne di cibo per cane, immaginati le centinaia, anzi migliaia di barboncine con tanto di pedigree..."
Nessunissima risposta.
Gli puntai l'indice sulla fronte e: "Pum!" feci. Nelson sembrò ridere e mi diede una leccatina alla mano.
Trascorsi l'intero pomeriggio a cercare di cavargli di bocca una parola o quantomeno una sillaba, ma era come dare testate a un muro. Lo presi con le buone, poi passai alle cattive, ritrovandomi a smadonnare come non mai. "Lo so che in fondo non sei un cialtrone, lo so che non ti piace il ruolo del mangiapane a tradimento. Dunque parla! O almeno canta!" Così lo imploravo piagnucolando, mentre lui sonnecchiava con le cuffie alle orecchie. E poco dopo sbraitavo: "Devi dire qualcosa!"
Lui sussultava. Allora, guardando i suoi occhi in via di lacrimazione, mi emozionavo e lo lasciavo in pace, per riprendere però alcuni minuti più tardi con maggiore lena. Ma nothing, nada. A sera eravamo entrambi stremati e con i nervi a fior di pelle. Sembravamo due cornamuse sfiatate. Dormimmo poco e male, ognuno rincantucciato nel suo sepolcro.
Il mattino seguente non ci furono le solite manifestazioni d'affetto tra di noi ma solo guardi astiosi e offesi. Io misi subito su un CD dei Genesis - stavolta facendoglielo sentire senza cuffie - e aspettai che lui cantasse o almeno mormorasse qualcosa, però nisba. Provai dunque con gli Yes, poi addirittura con gli arcaici Moody Blues... Spensi lo musica, lo presi in braccio e lo coccolai, discorrendo con lui come si fa con un amato fanciullo. Nessuna reazione, se non occhiate liquide che manifestavano la sua mortificazione. A quel punto lo scossi con rabbia e lo respinsi disprezzosamente. "Non ti darò niente da mangiare finché non avrai pronunciato almeno una fottuta parola di senso compiuto!"
Rimasi per ore sprofondato nella vecchia poltrona, in trucido silenzio; ma fu un'attesa inutile.
Il cedimento arrivò verso mezzogiorno. Piansi come un tapino. Infine mi lasciai cadere sulle  ginocchia e tornai a parlargli, cercando di mantenere sangue freddo. Gli spiegai che la mia, la nostra situazione economica non era delle più rosee, e di nuovo gli prospettai la possibilità di viaggi piacevoli e orge sibaritiche. Lo adulai, lo accarezzai... Per tutta risposta, Nelson mugolò a denti stretti. Era palese che non capiva quel che volevo, o faceva finta di non capire. Lasciandogli intendendere che eravamo della stessa razza, anzi addirittura uguali, mi rotolai con lui sul pavimento e mangii Chappy dalla sua ciotola. Ma nemmeno così potei cavare un ragno dal buco.

Sono trascorsi tre mesi. Ormai entro ed esco da un istituto specializzato nella cura e riabilitazione di malattie nervose. Di giorno sono preda di una spossatezza che si alterna con un'agitazione morbosa, di notte soffro di un'insonnia tormentata dalle più nere fantasie. Pian piano inizio a sospettare che i medici abbiano ragione: il cervello deve essermi andato di balta. Loro parlano di allucinazioni acustiche e visive. E difatti: come diavolo si fa a credere che un cane possa parlare? O addirittura cantare?
Eppure...
Ogni tanto, il mio sguardo incrocia quello di Nelson e colgo una strana luce nei suoi buffi occhi. E' come se intendesse comunicarmi: "Sono contento così e mi dispiace che tu non lo sia. Non incaponirti: è questa la nostra vita. Facciamocela bastare!"
In tali momenti, il mio volto si impietrisce in un sorriso da paresi. Eccoci qui, penso: un uomo e il suo migliore amico dentro la prigione del loro amore. Sorrido, sorrido... Mentre vorrei urlare.

  

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sabato, 19 luglio 2008

Orrori quotidiani

I visitatori di questo blog hanno notato che si è verificata la sospensione (momentanea?) della pubblicazione di testi horror. Il motivo è che nella vita di ciascuno di noi irrompono periodi contrassegnati dall'orrore: quello autentico, che quasi sempre ha la facoltà di lasciarci senza parole o, se si vuole, di essiccare l'inchiostro della nostra penna. La morte violenta e improvvisa di uno dei nostri cari, l'aver accettato un lavoro umile e duro che avrebbe dovuto essere uno stratagemma di sopravvivenza e invece assomiglia sempre più all'Highway to Hell, il dolore immenso e assoluto del nostro compagno (della nostra compagna), accompagnato dai segni della vecchiaia precoce sul suo volto e nel suo spirito, lo stato d'animo abbattuto e sfiduciato di nostri amici e conoscenti che hanno avuto il coraggio di aprire una qualche attività che avrebbe dovuto renderli liberi e che ha finito per tradirli, scavando profonde rughe sulle loro facce una volta sorridenti... Tutto questo, sì, porta orrore, è orrore, e viene da alzare i pugni al cielo e inveire contro gli dèi e urlare: "In culo anche la Letteratura!". Ogni tanto si intravede un raggio di sole e intuiamo: "Non bisogna abbandonare le speranze, non devo dire di no alla vita". Perché forse - forse -  le cose si aggiusteranno, le nubi si diraderanno - o, come cantavano i Dire Straits: "There should be sunshine after the rain". Intanto però il danno è fatto, la ferita sanguina, gli occhi sono tirati in giù, la schiena è spezzata e chissà se riusciremo di nuovo a chinarci per raccogliere i fazzolettini di carta inzuppati di lacrime che segnano il cammino di chi ci precede. E' questo l'orrore vero: non la vita ma la sua assenza; questa non-vita con la brutalità dei suoi artigli e delle sue zanne. Quando impareremo a scrivere di tutto ciò, quando saremo capaci di esprimere il velenoso miscuglio di pazzia socialmente organizzata e di atavici mostri che albergano nella nostra stessa ombra, quando riusciremo a fronteggiare l'imprevisto, a sopportare la sofferenza nostra e altrui, ad accettare il lato più oscuro e probabilmente ineluttabile dell'umana esistenza, saremo finalmente scrittori e uomini; più grandi e più autentici di qualsiasi autore di horror e generi limitrofi.

 

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categoria:storia, horror, testi online
giovedì, 03 aprile 2008

Sborror-story 34:  La casetta a Hafeld

Nella polverosa nursery di colui che un giorno conquisterà il mondo, accadono cose portentose. Ma l'atmosfera fiabesca è, già fin da adesso, intrisa del Male.

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categoria:storia, grottesco, testi online
sabato, 15 marzo 2008

Sborror-story 33:  Scacchi online, passione d'incubo

Diciamocelo pure: certi giochini online sono veramente ammalianti. Proprio per questo, più d'una brava persona si è completamente rovinata.

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categoria:storia, splatter, grottesco, pulp, testi online
domenica, 23 dicembre 2007

Happy Christmas and A Good New Year!

                                                                            www.francobrain.com

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categoria:storia, fantascienza, horror, noir, splatter, grottesco, pulp, cyber, sf , testi online
domenica, 08 luglio 2007

Sborror-story 30:  Friedhof

C'è un cimitero sconsacrato a Monaco di Baviera in cui, fin dai tempi del nazismo, non vengono più seppellite salme. E' diventato una specie di parco: la gente ci va per portare a passeggio il cane, per consumare uno spuntino, per leggere un libro... e per fare l'amore.
Peter e Mariele sono una di queste impudenti coppiette. La loro mancanza di rispetto nei confronti dei morti costerà loro cara... 

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Avvertenza
Le sborror-stories presenti qui non sono necessariamente tutte a sfondo erotico e/o horror, ma se ne consiglia ugualmente la lettura a un pubblico adulto.
Firmato: l'Autore
  

 

postato da: sborror alle ore 14:54 | Permalink | commenti
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