lunedì, 25 maggio 2009

"Il computer a vapore": intervista con franc'O'brain - seconda parte 

[Se ti sei perso la prima parte, clicca qui]


- Il presente è positivo o negativo rispetto a quello che tu immaginavi quando scrivevi Transits?

Transits appartiene a quel tipo di fantascienza che racconta dei "prossimi 5 minuti". Quanto c'era di futuribile in quelle pagine, vale anche oggi. I 5 minuti non sono ancora trascorsi, ma il mutamento è in atto. E poi: Transits è stato firmato da Peter Patti, non da me!

- Perché non siete la stessa persona...

Solo fisicamente. Peter è più "classico", io sono pulp, sono cyberhorror. Peter è buddista, io...

- Cyberbuddista, lo sappiamo. Andiamo avanti: come sarà modellato dall'evoluzione il nostro discendente tra cinquecento o... diciamo... mille anni?

Dis-evoluzione, vorrai dire. Il modellamento sta avvenendo, è già avvenuto. Mentre i media, con i loro programmi di rimbecillimento totale, hanno fatto sì che l'Homo sapiens sapiens tornasse a essere Homo sapiens e basta, i mad scientists hanno approntato di gran lunga il prototipo dell'uomo di domani: un golem macrocefalo con gli arti rattrappiti. Sempre per fare un riferimento al collega Peter Patti: hai presente G.P. Bellotta, il titolare dell'agenzia in cui lavora il detective Smoke? Ebbene, ecco come saranno i nostri pronipoti. Tra cento o duecento anni, non tra cinquecento.

- Non è una prospettiva rassicurante.

(Ride di nuovo.) Goditi la vita, amigo! E sfrutta Internet finché sarà ancora libero. Presto non ce ne sarà più la possibilità. Cambierà. Non sarà più come noi lo conosciamo. Vedi il caso PirateBay.

- Ecco, Internet: tu hai pubblicato pochissimo su carta...

A pubblicare non c'è niente di male, ma gli editori sono dei lumaconi. E nel frattempo uno scrittore che fa? Non esiste? Ecco perciò che la Rete sopperisce all'inadeguatezza dei baroni di Gutenberg. Per i miei scritti online io uso la licenza Creative Commons. E ho un sacco di lettori, più che se i miei racconti li avessi dati alle stampe. Trovo che, per un artista, Internet sia una piattaforma fantastica, anche se non pochi rappresentanti della SF - prendi Charles Stross, prendi Neal Asher - la utilizzano solo per pubblicizzare i loro libri mentre intanto sembra che stiano parlando d'altro. Aspetta un attimo. Stappati una birra, fuma una sigaretta...

(Faccio come lui dice. Nel frattempo, si mette a discutere animatamente in tedesco con la signora Maya su alcuni dettagli - credo - contrattuali.)

Parlare dell'editoria della carta stampata (riprende, tornando a petardo) è ormai un anacronismo. Ti ripeto che sono loro, con le loro scelte asinine, che stanno affossando la letteratura fantastica. Fantasy e horror ancora possono sopravvivere, in quanto è nella loro natura essere vaghi, eterei, quasi intangibili, comunque statici. La fantascienza, di contro, deve sempre andare verso una  direzione, scegliere il polo verso cui gettare i propri tentacoli e dove fare attecchire i bubboni. In questo senso, il postumanesimo, come viene pomposamente chiamato in Italia, non è la via. Frattali, manipolazione genetica ed effetti quantistici ci conducono al polo sbagliato. Dobbiamo rimanere aggrappati alla meccanica. Me-chanics, U-chanics, He-chanics...

- Tuttavia, il progresso...

Il tasso di crescita del progresso non è infinito. A parte ciò, maggiore è il progresso, maggiore la nostra precarietà. Già molti homini vivono nei loro alveari di cemento come dentro le caverne. (Fa, ironicamente, un ampio gesto con la mano, a indicare il suo studio.) Ma ora, se volete scusarmi... Devo andare a prendere mia moglie dal lavoro. E' lei che mi mantiene e dunque è giusto che io ogni tanto la porti fuori a mangiare una pizza. Meine Dame, meine Herren... Auf wiedersehen.

- Bye bye, Mister O'brain.

(f i n e)

 


[Per leggere un'intervista di dieci anni fa con lo stesso autore, clicca qui: "Buio, amici, è lo spazio infinito. Mooolto buio."]

 

 

postato da: sborror alle ore 10:13 | Permalink | commenti
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domenica, 24 maggio 2009

"Il computer a vapore": intervista con franc'O'brain - prima parte

 

[Per leggere un'intervista di dieci anni fa con lo stesso autore, clicca qui: "Buio, amici, è lo spazio infinito. Mooolto buio."]

Ecco franc'O'brain, eccolo in grande forma nonostante i suoi 39 anni e qualche capello grigio, eccolo ancora pieno di allegria, di allegria apocalittica, forse il lato migliore del cyberbuddismo. E' la terza volta che mi capita di parlare con lui ed è sempre una soddisfazione.

Non sono solo: mi affiancano Xaver Tedeschi dell'Agenzia Orlock e Miriam Maya della New Frankfurter Zeitung. franc'O'brain ci ha pregato di venire insieme: "Così prendo tre mosche con un colpo" ha spiegato durante una complicata e, sì, caotica conferenza telefonica. Aggiungendo: "Il tempo non è mai abbastanza. Quindi, meglio non sprecarlo".

Arranchiamo per la scivolosa salita sotto un cielo pesante. Il palazzo in cui lui ora abita si erge su una montagnola. Non è più la famosa "torre di legno" di qualche anno fa, ma un casermone popolare che domina su una vallata innevata. Sono i primi di marzo ma in Germania è ancora inverno profondo.

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Il suo studio è caldo e fumoso. Facciamo fatica a entrare, poiché dobbiamo scavalcare colonne di libri. Anche sul divano su cui franc'O'brain ci fa accomodare sono adagiati numerosi volumi, riviste, manoscritti, che cortesemente lui spazza via con un gesto circolare del braccio.

Riesco a condurre l'intervista tra una discussione e l'altra tra franc'O e gli altri due suoi ospiti. Xaver Tedeschi è venuto per offrirgli un contratto con la Orlock, mentre Miriam Maya deve mettersi d'accordo con lui per una serie di articoli sulla New Wave britannica, da pubblicare sulla prestigiosa testata da lei rappresentata.

Ecco le mie domande e le sue risposte.

- Secondo te esiste ancora un interesse per la SF, dato che l'avvenire della nostra società sembra già segnato?

Anzitutto, benvenuti a tutt'e tre sul Monte Magnetico! Ci troviamo in un punto speciale, sapete? Questo è uno dei due poli segreti della Terra. L'altro si trova quasi esattamente agli antipodi, ovvero nei pressi di Auckland, Nuova Zelanda. Ma veniamo alla tua domanda. La presunta crisi della fantascienza è in realtà un declino dell'editoria, dell'editoria in generale. Chi troviamo oggi a dirigere le case editrici? Non gente competente di letteratura, bensì manager; ragionieri. E neanche dei migliori, dato che molti sono stati raccomandati per avere il posto. Le collane di fantascienza sono state impolpate con titoli di cyberpunk, e il cyberpunk, in quantità talmente massicce, non dice più niente. L'unico autore di questo sottogenere che io riesco a leggere è Rudy Rucker.

- Vuoi dire dunque che il cyberpunk è superato?

Il cyberpunk che viene oggi pubblicato sì. E' una noia immensa. Un girare in tondo. E' peggio che certa fantasy. Perciò, bisogna cantare le lodi dell'ucronia e dello steampunk: l'una riscrive il passato in chiave fantapolitica, l'altro lo futurizza basandosi sull'elettromeccanica. (Tira un lungo sospiro, si accende una sigaretta, si alza per andare alla finestra e punta i suoi occhi stanchi verso il mondo imbiancato.) Jules Verne, H.G. Wells, Donald Wandrei, Harry Harrison, Philip K. Dick: la fantascienza è questa. Gli scrittori di oggi dovrebbero imparare a scrivere così, dovrebbero tornare a uscire dall"inner space" per far vivere ai loro protagonisti avventure reali. Allora sì che nel pubblico rinascerà l'interesse! Ne abbiamo abbastanza di sconclusionati viaggi all'interno dei circuiti di una macchina virtuale! Se Tizio o Caio si smarrisce dentro un videogame, tutto quello che gli può succedere è, essenzialmente, stupido e noioso. Vogliamo piuttosto tornare a costruire astronavi e intraprendere nuove odissee interstellari. Vogliamo eroi con una coscienza alienologica, incontri ravvicinati con altre razze. E, se proprio gli scrittori di fantascienza desiderano rimanere entro l'atmosfera terrestre, allora che ci propinino qualche bella catastrofe à la Larry Niven/Jerry Pournelle, à la Dick, à la Ballard! L'avvenire della nostra società segnato? (Ride.) Viviamo su una crosta sottilissima che scivola su fiumi di fuoco. Le piattaforme continentali si scontrano di continuo. Il campo magnetico può "spegnersi"  o cambiare direzione da un momento all'altro. Le api stanno morendo... Siamo sempre stati più vicini alla fine totale di tutte le cose che non alla vita... Certo, sì: il destino del mondo è segnato. Però non da ora.

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(... continua...)

 

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categoria:fantascienza, cyber, sf
venerdì, 08 maggio 2009

Capire i fumetti

Sto per partire per un viaggio. Dunque, andrò in un luogo che in questo momento non vedo. Io immagino, anzi credo fermamente che esista; ma, se esiste, è solo perché questa possibilità è nel mio cervello (oltre che nei depliant pubblicitari dell'agenzia di viaggio). Nell'istante medesimo in cui afferrerò la valigia e scenderò le scale, cancellerò una porzione di tempo per introdurmi in una sorta di dimensione parallela. Quando, tra 15-20 giorni, tornerò a varcare la soglia di casa, avrò riacciuffato l'attimo presente. 

 "Da ragazzino" racconta Scott McCloud nel suo libro (a fumetti!) Understanding Comics, "ero convinto che il mondo fosse una rappresentazione atta a intrattenere esclusivamente me..."

Ebbene, molti di noi - compreso il sottoscritto - sono rimasti bambini. Io, come detto, sto per affrontare un viaggio che (lo so già) mi porterà a fare incontri umoristici, grotteschi, forse anche allucinanti, come in un'avventura di Mandrake, ma anche di Tex Willer e/o di Topolino. Se questa vacanza sarà una realtà o una non-realtà, dipende solo da me: da come vorrò ricordarmela e da come vorrò raccontarla (se mai).

Il libro di McCloud, in cui chiunque può gratuitamente dare un'occhiata tramite il sito Browse Inside della casa editrice Harper Collins, spiega la fisiologia dei fumetti non tralasciando di abbracciare temi filosofici e/o psicologici, e dunque scavando nella vita stessa. L'autore disputa tra l'altro sui vari modi di percepire la realtà. Qui, i fumetti assurgono a ruolo "educativo", ma in modo lieve e piacevole. Consiglio l'opera a tutti gli appassionati di quest'arte; e soprattutto a chi vi si dedica attivamente.

 

Scott McCloud: Understanding Comics - The Invisible Art

postato da: sborror alle ore 09:30 | Permalink | commenti
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