mercoledì, 20 giugno 2007

Ti piacciono i Piccoli Brividi ??

Per la serie: Voi chiedete, io rispondo


Your question:

Ti piacciono i Piccoli Brividi ??
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My answer:

Per ragioni professional-pedagogiche, ho letto tre di questi romanzetti di R.L. Stine: non sono malaccio ma non vedo nemmeno la ragione per doverli consigliare come lettura ai ragazzini. Sono diventati un 'cult' grazie a una grandiosa campagna propagandistica (ovviamente negli U.S.A. prima che altrove). Lo sottolineo: non ne sminuirei a priori la qualità (assegno ad essi 2 di 5 stelle), ma sono ben altri i testi su cui devono formarsi le nuovissime generazioni. Meglio far leggere loro Jack London, Jules Verne, Salgari, Dickens, ecc. C'è abbastanza tensione "horrifica" anche nei grandi classici.

postato da: sborror alle ore 07:28 | Permalink | commenti (1)
categoria:horror
lunedì, 04 giugno 2007

Sborror-story 28:  La grande ora di Amok

Un atto di pazzia sconfinata. Per odio e per sete di vendetta. Ma non prendete esempio da lui. Non prendere esempio da Amok. Capaci altrimenti che vi cacciano di scuola...  

           Scarica (formato .doc) 

 

Avvertenza
Le sborror-stories presenti qui non sono necessariamente tutte a sfondo erotico e/o horror, ma se ne consiglia ugualmente la lettura a un pubblico adulto.
Firmato: l'Autore
  

Che cus'è chiss

postato da: sborror alle ore 10:21 | Permalink | commenti
categoria:splatter, grottesco, pulp, testi online
sabato, 02 giugno 2007

Segnalazione: Città dell'Alfabeto

"Vidi una scrivania a vetro, due sedie girevoli, una libreria in legno. Gli scaffali della libreria si piegavano sotto il peso di volumi rilegati. Alla mia immaginazione apparve una Parigi moribonda assalita dalle termiti, i buchi nei libri della Sorbonne, boulevards con gli alberi infestati... In questa nicchia del Primo Mondo la letteratura aveva trovato salvezza.
Accarezzai con lo sguardo decine di titoli finché gli occhi non mi si appannarono. Amaramente pensai a quante e quali vie avevano percorso queste opere, prima di finire nelle mani errate. Mi volsi via con astio e livore.
Come il lettore avrà capito dal canone lessicale di questa cronaca, almeno ai libri non avrei dovuto rinunciare. Ho (ri)formato il linguaggio del mio spirito metabolizzando stile ed estetica di autori delle epoche più svariate. Non solo romanzi: articoli, saggi critici, opuscoli, pamphlets, racconti, manuali, trattati, monografie... Nei libri io finirò per bruciarmi e annegare..."

Hardcover, 122 pagg, formato 15x23 cm. Prezzo: €16.00
Download eBook (.pdf): €2.50

"... se questo romanzo di Peter Patti venisse reso cinematograficamente ad es. da una Troma Co., quella che ha prodotto l’Uomo Tossico per intenderci, sarebbe il pù grande tecno-trash del mondo." (Stefano Donno)

Nel mondo odierno, superbia, invidia e avarizia sono le tre fiamme che tengono accesi i cuori. Ciò vale tanto più nel futuro prossimo venturo descritto in questo romanzo, in cui gran parte della popolazione vive per strada, l'acqua è un miraggio e fioriscono traffici come quello degli organi umani. Alvo, l'io-narrante, vive nella megalopoli mondiale per eccellenza. Alphabet City è una piovra di cemento che si estende per buona parte dell'East Coast di quelli che una volta furono gli Stati Uniti d'America: una bolgia di desperados, ratti, avvoltoi e cani rabbiosi sui quali grava l'ombra cupa della multinazionale che detiene il potere politico.
Il protagonista riesce a sopravvivere solo perché sostenuto da un'idea fissa: ritrovare un suo amore di gioventù. Vuole inoltre scoprire cosa accadde veramente a suo fratello, scalzare dal suo trono il misterioso Mister Info e riuscire a compiere la più estrema delle imprese: scappare dalla megalopoli e incominciare una nuova vita, una vita vera, nell'hinterland, al di là delle Paludi del Non-Tempo e del Mare della Putrefazione.

 

L'incipit:

Mi svegliai con una fitta alla spalla sinistra. Era l’alba dopo un nuovo massacro e io giacevo sotto un marciapiede, immerso per metà nel rivolo della cloaca.

Qualcuno stava chino su di me. Aveva una voce come di raspa. "E’ solo questione di tempo, ormai" mi diceva.

"Cosa...?"

Sbattei le palpebre, contraendo i muscoli della spalla con una smorfia di dolore.

"La fine del mondo. La fine del mondo, fratello" perseverò il tizio. L’alito gli puzzava maledettamente. Dal petto gli penzolava una croce che, oscillando, mi solleticava il naso. "Non hai sentito quello che è successo a Tokio?"

Mi tirai su a sedere e lo fissai. Aveva due occhi scuri, spalancati su un abisso che solo lui vedeva. Il volto era coperto dal tatuaggio di una tela di ragno.

Tokio? Certo che avevo sentito. Pochi giorni prima un terremoto aveva distrutto la megalopoli giapponese. E allora?


www.lulu.com Independent publishing / Skuro Connection

 

 

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categoria:fantascienza, sf