lunedì, 26 febbraio 2007

Sborror-story 25:  Ogni volta che la pubblicità

Due esistenze rotte, kaputt, in una delle nostre grigie città. Che fare quando la noia e l'astio verso tutto e tutti monta al cervello? Come reagire agli insulsi programmi televisivi, spesso interrotti da mitragliate di spot? Non rimane che fare una cosa. Esatto: spegnere la tele. E poi? Poi, i due scendono in strada. E si sfogano a modo loro.  

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Avvertenza
Le sborror-stories presenti qui non sono necessariamente tutte a sfondo erotico e/o horror, ma se ne consiglia ugualmente la lettura a un pubblico adulto.
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Che cus'è chiss? 

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categoria:noir, pulp
domenica, 25 febbraio 2007

Sborror-story 24: SPOOKY

 

Susetta dormiva di un sonno agitato mentre il cane di pezza la guardava; la guardava con perfidia, minaccioso. Sembrava dirle: "Sto venendo! Preparati!"

Si rigirò tra le lenzuola. Spooky era stato un regalo dal padre. Ma lei non aveva chiesto nulla al caro papà. Spooky: una di quelle "hush puppies" che dovrebbero cullare i bambini nel sonno. Perché allora lei era così diffidente?

Semplice: perché Spooky la tormentava persino nei sogni.

Le scivolava accanto come l'ombra di un vascello lungo un fiume, mentre lei riviveva, allo specchio onirico, le immagini di qualche sera prima. Il sogno fluttuava, vibrava come l'acqua increspata. Il viso del padre nel salotto, ai bagliori della tivù, le si mostrava allungato, deformato, sgradevole.

- Spogliati -: un sussurro esile, quasi un ronzio di mosca.

Era stato lui a parlare? O quel comando era uscito dal televisore? Susetta non sapeva. Si era spogliata. Per dopo rimanere sul suo lettino come esanime. Tornava a spogliarsi ogni notte, nel sogno...

Le aveva fatto male. L'aveva fatta sanguinare. Ma ciò che la indisponeva era che non poteva dire nulla a mamma. La povera donna faceva spesso i turni di notte...

- Spogliati.

Sollevò le palpebre nella semioscurità. Di chi era la voce? Prima, i suoi incubi a occhi aperti erano stati popolati di draghi, basilischi, sirene e mostri marini, ma bastava un sorriso del padre per ristabilire la normalità. Da qualche sera, però, la cameretta ospitava una presenza parassita ben più pericolosa. Spooky la fissava. Ansimava. Un suono che lei già conosceva.

- Guarda che bel giocattolo! - le aveva detto il padre. - Ma acqua in bocca, eh? Mamma non capirebbe...

Spooky rise: la risata di un uomo adulto. Si avvicinava piano.

Superando l'attimo di paralizzante orrore, Susetta infilò la mano sotto il cuscino e, con un gesto repentino, gli affondò il coltello nel ventre nudo e peloso. Mandò un urlo di gioia quando uno schizzo di siero scarlatto le imbrattò la faccia e la sottanina. Poi cominciò ad aprirsi la strada verso il cuore.

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postato da: sborror alle ore 02:04 | Permalink | commenti (1)
categoria:horror
martedì, 20 febbraio 2007

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Firmato: l'Autore
  

 

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Sborror-story 23: L'EPITAFFIO           


Sotto il sasso funerario i due cadaveri si baciano. Giacciono su un letto di muffa e non origliano più il mondo. Hanno fame, hanno freddo, ma non conoscono stanchezza. Non è il riposo che manca loro, ormai.
Se vedete l'erba fremere, son questi due che si amano. Guardate meglio nell'ombra, tra gli interstizi nella lapide: s'indovinano più che gli scheletri sotto i lerci sudari. Le gelide carni di lei riacquistano per un attimo l'antica bellezza; lui recupera la giovanile foga gettandole addosso le sue sparse ossa.
Vi chiederete: "Ma chi sono?"
Potete leggere i loro nomi, sebbene sbiaditi: "Peter... Mary".
Mary! Ma non era quella che...?
Già, proprio quella. La donna che volle sposare il matto artista, or sono... quanti secoli?
Non hanno alcun pudore: spostano la pietra, vengono alla luce. Lei gli sottrae il viso per volgersi a baciare il sole; lui punta le nere occhiaie sui visitatori che fuggono terrorizzati verso il cancello del sepolcreto, e torna quindi ad attanagliarla.
Due o tre di voi sostano a osservare meglio, da distanza prudenziale.
"Possibile?"
Sì, non vi sbagliate. Sono io: Peter. Ero morto e non lo sapevate. O fingevate di non saperlo. Ero morto ancor prima di ucciderla. Adesso mi vedete per come sono. Adesso conoscete la verità. Amici di sempre, diamoci l'ultimo addio. Una breve boccata d'aria; poi ritrascinerò la mia amata nell'alcova di terra verminosa.
Se mi volete ancora bene, rimettete a nuovo, vi prego, lo scolorito epitaffio su questa lastra:

                           Si spezza, non si lagna,
                                   l'anima mia

 

 

postato da: sborror alle ore 03:12 | Permalink | commenti
categoria:horror, grottesco, testi online